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13cm, 18cm, 22cm, 25cm, 30cm, 40cm

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Storia

La storia del corno napoletano ha origini molto profonde e soprattutto molto antiche.
A livello simbolico, la cultura partenopea non è l’unica ad avere abbracciato questo particolare oggetto: infatti, ne possiamo trovare traccia nella cultura sumera, cinese e addirittura in quella sciamanica siberiana.
L’origine del significato di portafortuna è da attribuire, più o meno, al 3500 a.C, quando nelle caverne erano esposte le corna degli animali cacciati. All’epoca, secondo gli studiosi e gli antropologi, il significato di questo rituale era quello di ostentare la potenza degli abitanti della caverna e la prosperità della famiglia.
Andando più avanti nei secoli, la simbologia del corno si è legata sempre di più alle gesta in battaglia dei popoli (soprattutto vichinghi), divenendo un elemento ornamentale per i copricapo utilizzati proprio in guerra.
Giungendo in epoche più recenti, il corno napoletano, è stato spesso associato dagli storici alla potenza sessuale:
il corno napoletano rappresenterebbe il fallo di Priapo (Dio della Prosperità), ritenuto dai greci, il protettore dalla cattiva sorte.
Credenze che sono arrivate anche ai Romani nei secoli successivi e, in questo senso, i ritrovamenti di oggetti del genere negli scavi di Pompei ed Ercolano, ne sono una chiara testimonianza.

Le regole
Ci sono alcune “regole” da rispettare, secondo i napoletani, per fare in modo che l’oggetto in questione “funzioni” come portafortuna o protezione contro la cattiva sorte.
Per prima cosa, il corno napoletano, deve essere fabbricato a mano.
Fatto a mano per fare in modo che l’artigiano che lo fabbrica, rilasci le sue “energie positive” sull’oggetto creato.
Ma la “regola” principale è che non ci si può auto-regalare un corno napoletano!
Assolutamente vietato!
Per fare in modo che l’oggetto funzioni, quest’ultimo deve essere ricevuto in dono, sempre e comunque!

San Gennaro, san Girolamo, san Crispino, san Giustino usa il mio cornetto, dagli fuoco, dagli vento. San Gennaro, san Girolamo, usa il mio cornetto. San Crispino, san Giustino, fammi vincere il quattrino. Sant’Eufemia, sant’Assunta, non tremate nell’aggiunta. Nel borsello il mio quattrino, il cornetto al santino.

fonte: Rogiosi editore